Messaggiami sto solo dormendo e l’ insonnia aumenta tra gli adolescenti

”Messaggiami, sto solo dormendo” è il titolo della ricerca fatta dai pediatri della Geisel School of Medicine di Dartmouth, appena pubblicata su Family and Community health, in cui risulta che il 62,9% dei ragazzi dai 12 ai 20 anni porta il telefono cellulare nel letto alla sera e dorme meno.

Messaggiami sto solo dormendo e l’ insonnia aumenta tra gli adolescenti

L’indagine è stata condotta su un campione di 454 ragazzi e ragazze che hanno compilato un sondaggio mentre erano nelle sale d’attesa degli ambulatori medici.

Il 57% dei giovani lo tiene acceso e il 45,7% lo usa some sveglia. Il 36,7% messaggia durante la notte e circa l’8% viene svegliato dal suono degli sms in arrivo e fa fatica a riprendere sonno.

Questo studio, seppure limitato e seppur americano, è il primo che valuta quanto il cellulare frammenti riposo dei ragazzi e conferma quanto già ipotizzato e cioè che i telefonini riducono il sonno degli adolescenti che faticano a riaddormentarsi e possono incidere sul livello di attenzione e performance durante il giorno.

Non possiamo evitare il cellulare agli adolescenti. ma possiamo farglielo avere il più tardi possibile e mettere delle regole ben precise, che in teoria dovremmo rispettare anche noi, tanto per essere credibili.

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Il mio bambino è intollerante al lattosio?

Lattosio, croce e delizia dell’apparato digerente. C’è chi lo adora nella sua veste più semplice, quella del latte, altri non potrebbero farne mai a meno quando assume la forma del formaggio, altri ancora non gli possono resistere se si presenta come gelato.

Il mio bambino è intollerante al lattosio?

Eppure non sono pochi i bambini italiani che non riescono a digerirlo bene e che devono fare i conti con un un’intolleranza con o senza malassorbimento di lattosio.

L’intolleranza al lattosio è una condizione diversa dall’allergia al latte.

La digestione del lattosio avviene tramite l’enzima lattasi nell’intestino tenue.

I livelli di lattasi nell’intestino sono massimi alla nascita ma, dopo lo svezzamento, l’espressione dell’enzima si riduce progressivamente determinando il malassorbimento cosiddetto “primario”. In alcune persone più velocemente in altre più lentamente.

La forma “secondaria” si verifica invece quando c’è un danno della mucosa del tenue che provoca un temporaneo deficit di lattasi, ad esempio durante infezioni virali, batteriche e parassitarie o a causa di farmaci, della malattia celiaca o del morbo di Crohn.

Il malassorbimento “congenito”, invece, è una condizione rara che porta a grave dissenteria già nel neonato, che dura per tutta la vita e che rende obbligatoria l’esclusione totale delle fonti di lattosio dall’alimentazione.

Le forme di malassorbimento “primario” in genere non si manifestano prima dei 6-7 anni e in alcuni casi possono comparire più avanti nel tempo, anche dopo i 65 anni.

I sintomi dell’intolleranza: dolore, gonfiore e dissenteria.

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Primi casi di gastroenterite: ecco cosa fare

Incominciano a manifestarsi i primi casi di gastroenterite: ecco cosa fare.

La gastroenterite è un infezione che provoca vomito, dolori addominali, diarrea acquosa e febbre. Un’influenza che colpisce lo stomaco e l’intestino.

Primi casi di gastroenterite: ecco cosa fare

In età pediatrica le gastroenteriti sono frequenti e si diffondono rapidamente negli ambienti in cui i bimbi vivono a stretto contatto, come asili o scuole. In generale sono più frequenti sino a 5 – 6 anni e diventano più rare quando si sviluppa e si consolida il sistema immunitario.

Quasi sempre la causa è virale: tra i maggiori responsabili, il rotavirus e l’adenovirus. Le infezioni da rotavirus sono più frequenti da novembre ad aprile e si diffondono molto rapidamente.

Il rotavirus può contagiare anche gli adulti che vivono a contatto con i bambini infetti, ma i sintomi sono spesso di lieve entità. Le infezioni da adenovirus sono più rare e spesso limitate ai bimbi di età inferiore ai 3 anni.

Il decorso è simile a quello delle gastroenteriti da rotavirus, ma c’è una minore tendenza alla diffusione. I picchi di infezione si presentano in qualsiasi periodo dell’anno.

Le forme virali durano circa 8-9 giorni con una graduale miglioramento della sintomatologia.

La maggior parte delle gastroenteriti virali si risolve senza alcun trattamento specifico.

È importante, nel periodo acuto, garantire ai bimbi un buon introito di liquidi per compensare le perdite che si verificano con il vomito e la diarrea, se il bambino li gradisce devono essere utilizzati integratori di Sali minerali di solito in bustina o in bricchi già sciolti nell’acqua.

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Cefalea nei bambini: prima causa di assenza a scuola

La cefalea ha un profondo impatto sui risultati scolastici, secondo alcune ricerche è la prima causa di assenza da scuola, con circa 7-8 giorni persi all’anno  e interferisce anche con le attività quotidiane, eppure la cefalea nei bambini è poco considerata, anche dai genitori: il 36% di essi infatti non sa che il figlio ne soffre.

Cefalea nei bambini: prima causa di assenza a scuola

E’ un disturbo comune in età pediatrica ed è causa anche di frequenti accessi al Pronto Soccorso. Circa il 49% della popolazione pediatrica manifesta almeno un episodio di cefalea, il 4,2% ne soffre per più di 10 giorni al mese. La fascia più colpita è quella dai 12 anni in su.

Il disturbo è cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi 30 anni anche a causa del netto cambiamento nello stile di vita dei nostri ragazzi.

Oltre alla predisposizione genetica disturbi del sonno, scarsità di ore destinate al riposo, ma anche l’uso eccessivo di videogiochi, tv, tablet e smartphone possono essere in parte responsabili dell’aumento dei casi. A questi si aggiungono fattori emotivi, ansia e stress.

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Una strana malattia emergente anche in età pediatrica: l’esofagite eosinofila

L’esofagite eosinofila è malattia emergente (la prima diagnosi è stata effettuata nel  1977) che ha avuto un rapido sviluppo negli ultimi 20 anni probabilmente per gli studi più approfonditi e mirati.

La malattia può  interessare ogni fascia di età, da quella pediatrica a quella adulta. In particolare si riconosce un picco fra i 6 e gli 8 anni e, nell’età adulta, intorno alla terza-quarta decade di vita.

E’ più frequente nel sesso maschile (75%).

Colpisce l’esofago; il canale che collega la cavità orale con lo stomaco.

E’ caratterizzata da un denso infiltrato di cellule eosinofile a livello della parete dell’ esofagea che comporta, se non trattata,  un inspessimento della parete con riduzione del lume e  conseguente difficoltà al passaggio del bolo alimentare.

Il sintomo predominante è quindi la disfagia (difficoltà a deglutire – presente nel 90% dei soggetti), ma in alcuni casi si può arrivare  al completo blocco del bolo alimentare con necessità di rivolgersi d’urgenza al pronto soccorso.

Molti di questi pazienti presentano un reflusso gastroesofageo e ciò complica o ritarda a volte notevolmente la diagnosi. Elemento caratteristico, però, è la persistenza della sintomatologia (disfagia) anche dopo ripetuti cicli di terapia con antisecretivi. In questi pazienti l’esame endoscopico (gastroscopia) è dirimente in quanto può mettere in evidenza alcuni aspetti tipici della malattia che aiutano l’operatore ad un immediato sospetto diagnostico.

Una strana malattia emergente anche in età pediatrica:  l’esofagite eosinofila

L’aspetto endoscopico tipico è dato dalla cosidetta “felinizzazione” della mucosa, ossia dalla presenza di sottili e continui anelli che fanno assomigliare l’esofago a quello del gatto. Altre volte, invece, tali anelli sono più grossi per cui si parla di “tracheizzazione” dell’esofago. E’ possibile inoltre  riscontrare  noduli, papule, essudato biancastro o anche delle “fissurazioni” dovute alla fragilità della mucosa esofagea. Il quadro endoscopico descritto è molto indicativo della malattia, ma nel 30% dei casi si osserva un quadro di normalità.

Ecco quindi l’importanza del sospetto clinico della malattia che deve  indirizzare l’endoscopista ad eseguire, anche in presenza di una mucosa del tutto normale, dei prelievi biotici che potranno dimostrare gli aspetti patologici dell’EE: infiltrato eosinofilo con un densità di almeno 15 eosinofili intraepiteliali per campo ad alto ingrandimento (400x).

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