Prima dimostrazione che l’epitelio dell’intestino svolge un ruolo nella regolazione del peso corporeo e nella possibile prevenzione dell’obesità

L’intestino è costituito da uno strato interno che si chiama mucosa intestinale, questa è rivestita da un monostrato di cellule epiteliali che svolgono varie funzioni tra cui l’assorbimento degli alimenti e l’innesco della reazioni di difesa nei confronti dei microbi cattivi che penetrano nel nostro intestino (ad esempio la Salmonella e il Rotavirus).

La mucosa intestinale costituisce la superficie corporea più estesa esposta all’ambiente esterno. Tanto per dare un’idea la superficie dell’intestino equilvale a quella di un campo da tennis.  Sopra le cellule epiteliali dell’intestino vi è uno stato di muco e quindi uno strato di microbi buoni: la flora batterica intestinale.

Da qualche anno vi sono indicazioni su come i microbi buoni possono avere un ruolo nell’obesità, oltre che in molte altre parologie multifattoriali. Grazie all’epitelio di rivestimento dell’intestino la flora batterica dialoga quotidianamente con il sistema immunitario associato all’intestino influenzandosi a vicenda.

Prima dimostrazione che l'epitelio dell'intestino svolge un ruolo nella regolazione del peso corporeo e nella possibile prevensione dell'obesità

Ora uno studio pubblicato a dicembre dimostra per la prima volta come un proteina fondamentale dell’epitelio e del sistema immunitario influenzi lo sviluppo e la regressione dell’obesità e del diabete mellitto di tipo secondo.

Lo studio dell’Università Cattolica di Louvain (UCL) in Belgio, è stato pubblicato sulla rivista “Nature Communication” ,  indica inquivocabilmente l’intestino come organo fondamentale a cui guardare per prevenire e curare l’obesità e il diabete di tipo secondio.

Lo studio, condotto su topi da laboratorio, ha mostrato che la disattivazione di una determinata proteina nelle cellule epiteliali che rivestono la mucosa intestinale, la proteina MyD88, permette di consumare più energia, perdere peso e diminuire al contempo il diabete di tipo 2 associato all’obesità. I ricercatori hanno reso i topi obesi e diabetici con una dieta ricca di grassi.

Poi hanno indotto una mutazione per disattivare la MyD88, osservando le modificazioni del sistema immunitario dell’intestino: hanno verificato che era possibile controllare il metabolismo energetico e rallentare lo sviluppo del tessuto adiposo, riducendo l’infiammazione presente nell’obesità e proteggendo contro il diabete di tipo 2.

Sebbene siamo ancora lontani dall’applicazione sull’uomo, la scoperta è una grande notizia poiché per la prima volta si mostra che l’epitelio dell’intestino e il sistema immunitario intestinale svolgono un ruolo nella regolazione del peso corporeo e nello sviluppo dell’obesità e del diabete di tipo secondo.

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Intolleranza al glutine: tutto ciò che c’è da sapere

Riporto la mia intervista pubblicata sul sito pazienti.it

La celiachia è un disturbo di cui si sente parlare spesso. La sua diffusione ha reso facilmente reperibili un sacco di alimenti senza glutine che permettono ai celiaci di condurre una dieta del tutto simile a chi non soffre della stessa intolleranza.

Intolleranza al glutine: tutto ciò che c’è da sapere

Esistono alcuni sintomi della celiachia che devono mettere in allarme il paziente?

​I sintomi con cui la celiachia si presenta sono molto eterogenei e variabili da persona a persona, vanno dal classico quadro intestinale caratterizzato da dolori addominali e diarrea, alla stipsi, al ridotto accrescimento e/o dimagramento, alle anomalie dello smalto dentale e alle afte ricorrenti a livello del cavo orale. Ricordiamo che per questa eterogenicità dei sintomi su 10 celiaci circa 8 non hanno avuto riconosciuta la diagnosi.

Avere familiari celiaci dovrebbe spingere a fare il test anche in assenza di particolari sintomi?

Sì, ​essendo la malattia caratterizzata da un’importante componente ereditaria e molto diffusa, si consiglia di eseguire la ricerca della predisposizione genetica a tutti i parenti di primo grado di un paziente celiaco.​

Spesso sono i bambini ad accusare i primi fastidi. A cosa devono stare attenti i genitori?

​Sicuramente i disturbi dell’alvo e i dolori addominali sono tra le spie di allarme maggiore.​

Quali sono i sintomi della celiachia nei bambini? Ci sono differenze con gli adulti?

​Sì, ci sono differenze. Nel bambino abbiamo la possibilità di avere sintomi connessi con l’accrescimento: rallentato accrescimento del peso o della statura, ritardo dello sviluppo puberale che non sono ovviamente presenti nell’adulto.​ ​Nelle donne adulte possono essere presenti un’ampia gamma di disturbi della fertilità e della gravidanza.​

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Ai lattanti il latte artificiale non si cambia quasi mai

Troppi bambini continuano a cambiare latte inutilmente. Per quanto possibile il latte ai lattanti non si cambia mai.

I bambini, con le abitudini alimentari, sono molto abitudinari, non gradiscono molto i cambiamenti.

L’esempio tipico sono i puntini sulla pelle, che scatenano l’ansia familiare per una possibile “allergia” al latte. Prima di cambiare l’alimento per l’allergia va diagnostica correttamente, con un test di scatenamento della maggior parte dei casi.

I tentativi fai da te o comunque le prescrizioni senza una corretta diagnosi sono inutili.

L’eventuale cambiamento di latte artificiale va fatto solo ed esclusivamente per una condizione patologica precisa dietro consiglio del pediatra.

Anche i cambi immotivati di latte artificiale da parte di miei colleghi vanno evitati.

Sull’allattamento al seno non aggiungo molto è da preferire sempre e comunque al latte artificiale, quando ovviamente il latte di mamma c’è.

Inoltre spingere le mamma ad abbandonare l’allattamento o  cambiare il latte artificiale solo per guadagnarsi dei favori dalle ditte farmaceutiche è da condannare con fermezza.

Ai lattanti il latte artificiale non si cambia quasi mai

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Piccoli trucchi per stimolare i piccoli a parlare bene

Mi sento oggi di segnalare un bellissimo libro, appena uscito, della logopedista di Claudia Azzaro: PARLARE…GIOCANDO.  CONSIGLI AI GENITORI PER AIUTARE I BAMBINI A PARLARE BENE, ARMANDO EDITORE, 2014, pp. 96.

Piccoli trucchi per stimolare i piccoli a parlare bene

Dalle ‘domande doppie’, ai ‘pupazzi parlanti’, dal ‘botta e risposta’ all’approccio migliore in caso di balbuzie. Piccoli trucchi, non invadenti, per stimolare i piccoli a parlare, nonché per aiutare a riconoscere precocemente quale sia il momento giusto per rivolgersi a uno specialista: otorino, neuropsichiatra, oculista. Il libro è un manuale ‘sottoforma di conversazione’, che si rivolge ai genitori, cercando di tranquillizzare le loro naturali ansie, ma è dedicato ai bambini, perché spinge gli adulti a comprendere il loro mondo linguistico, come si sviluppa e perché, a volte, si blocca.

La felicità di udire le prime parole pronunciate dal proprio figlio, a volte, è seguita dalla paura, giustificata o meno, che non tutto proceda per il meglio. Ma i genitori non sono senza strumenti. Diversi gli espedienti utili per aiutare lo sviluppo del linguaggio. Le domande doppie, ad esempio, sono “un modo semplice e naturale per spronare il bambino ad esprimersi verbalmente”: ‘vuoi le patatine o il gelato?’. Un piccolo trucco “che aiuta il bambino a scegliere, a decidere, a sentirsi importante”. Ci sono poi i pupazzi parlanti, “di solito i bambini amano invertire i ruoli, così che, almeno nel gioco, possano comandare, rimproverare, decidere, coccolare”.

Ribaltando i ruoli, il genitore può anche permettersi di fare, giocando, piccole correzioni che suonano meno invasive. C’è poi la fase in cui il bimbo inizia a capire cosa sia il ‘perché’. In questa momento invitarli a dialogare suggerendo la risposta può essere utile a spiegare il nesso di causa-effetto: ‘perché il bambino piange? Perché si è fatto male’. Crescendo si arriva al racconto, una difficile conquista. Spesso la mamma o il papà, per invitare a raccontare, stroncano ogni narrazione possibile con la domanda delle domande, ovvero ‘cosa hai fatto a scuola oggi?’. Il piccolo elude facilmente ogni approfondimento con un ‘ho giocato’, ‘ho mangiato tutto’. Se si vogliono evitare risposte stereotipate, “meglio invitarlo a fare una passeggiata, sarà lui che quando vorrà, in modo naturale, inizierà a raccontare qualche esperienza della giornata che lo ha colpito”.

Vocali e consonanti, i nomi dei colori e quelli dei numeri, o quelli che indicano lo scorrere del tempo: per ogni conquista l’autrice ha un consiglio da dare, frutto di ventiquattro anni di esperienza come logopedista.

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Salute e tecnologia: l’applicazione che farà l’esame delle urine

Si chiama uCheck ed è la nuova app per smartphone lanciata nel 2013 dalla società indiana Biosense Technologies che, negli USA, ha ottenuto l’interesse della Food and Drug Administration come dispositivo medico.

Salute e tecnologia: l'applicazione che farà l'esame delle urine

Questa nuova app permette di eseguire l’esame delle urine da soli e in tempo reale, grazie all’utilizzo di apposite strisce che vengono fotografate dallo smartphone, sul quale vengono poi visualizzati i risultati. La app uCheck è in grado di riconoscere fino a 25 diverse possibili patologie presenti, analizzando il livello degli indicatori (come glucosio, sangue, creatinina) con diverse colorazioni sulle strisce.

Per ottenere l’ambita certificazione FDA (Food and Drug Administration), l’azienda produttrice ha predisposto una nuova e migliorata versione e ha cercato finanziamenti per effettuare un trial medico, trovando una partnership scientifica nei i medici dello Hope Hospital for Women, in Bangladesh, secondo cui la app potrebbe rivelarsi molto utile in particolari situazioni e in ambienti dove è più difficile raggiungere centri analisi o cliniche specializzate.

Lo studio

La partnership e una mirata sponsorizzazione hanno reso possibile lo studio sulle donne in gravidanza, in modo da verificare l’usabilità della app per la diagnosi precoce della preeclampsia, una sindrome che è ancora molto comune nei paesi a basso livello economico e sociale. La preeclampsia, più conosciuta come gestosi o gestosi EPH (edema, proteinuria, Hypertension, che sono i sintomi principali), colpisce esclusivamente le donne incinta e, se non diagnosticata in tempo, evolve in eclampsia la cui prognosi può essere infausta.

Poiché i meccanismi alla base della patologia sono ancora sconosciuti, la diagnosi precoce è fondamentale e basta un esame delle urine per scoprire se la gestante è a rischio. Grazie ad una sponsorizzazione della Merck farmaceutici, indispensabile visto che la società non era in grado di coprire i costi del trial, lo studio coinvolgerà 375 gestanti Bangladesi e l’uso dell’app verrà affiancato a quello dei dispositivi medici tradizionali.

Lo scopo è di verificare sia la precisione che la semplicità del sistema che, in caso di risposta positiva, potrebbe essere utilizzato anche da personale non specializzato o dalle stesse gestanti che vivono lontane dai centri sanitari dotati di laboratori di analisi.

A tal fine, lo studio prevede che il personale sanitario, dopo aver effettuato gli esami con entrambi i sistemi, compili un questionario rispondendo alle domande:

  • se i risultati ottenuti dagli esami effettuati con l’app si siano dimostrati efficaci rispetto a quelli effettuati con metodo tradizionale;
  • se l’app risulta più semplice da utilizzare rispetto ai sistemi tradizionali;
  • se si ritiene l’app utilizzabile e utile in ambienti svantaggiati dal punto di vista dell’assistenza sanitaria.

Se i risultati del trial si riveleranno positivi, l’app diventerà uno strumento medico a tutti gli effetti e potrà essere diffusa a cura delle istituzioni sanitarie.

Da pazienti.it.

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